La collezione

Dentro ogni collezionista si nasconde un piccolo archeologo che, pur non avendo intrapreso professionalmente quella strada, orienta la sua azione amatoriale impiegando gli stessi schemi mentali di un ricercatore professionista.
Il collezionismo è infatti scoperta che a sua volta non può prescindere dalla ricerca che, a sua volta, non può fondarsi su nient’altro che sullo studio.
Quindi, se è vero che si può diventare collezionisti proprio grazie ad una scoperta più o meno casuale, è altrettanto vero che poi non si può restare collezionisti senza che la scoperta non abbia innescato tanto nella mente che nel cuore, una passione indomita per la ricerca ed un desiderio di studio altrettanto “matto e disperatissimo”.
Come infatti si fa a fare una scoperta se non si hanno le basi, derivanti da ricerca e studio, per riconoscere quello che per altri, privi di tali sostegni, appare come qualcosa assolutamente privo di rilevanza? In molti casi il collezionista si forma questi fondamentali strumenti interiori a suo uso e consumo in quanto essenziali per metterlo nella condizione di provare la somma soddisfazione derivante dalla scoperta; in molti altri casi, sorge, in secondo momento, una nuova esigenza ovvero quella di condividere tutta la messe di conoscenze acquisite con una platea più ampia possibile.
Il Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica nasce nel 2017 proprio con questo spirito: dopo venti anni di scoperte, ricerca e studio, era diventato necessario condividere.

La necessità nasceva dal fatto che l’epoca storica oggetto di tanto lavoro e dedizione, non era un’epoca lontana, chiusa e finita, ma un periodo talmente vicino al mondo contemporaneo da irradiarlo ancora oggi con tutti gli effetti degli sconvolgimenti che la caratterizzarono.
I diritti, le libertà, i principi e le istituzioni pubbliche che oggi erroneamente ci appaiono ovvie e scontate, ebbero la loro origine in quel turbinoso quarto di secolo che va dallo scoppio della Rivoluzione francese alla temporanea restaurazione dell’assolutismo monarchico.
Le nostre moderne società occidentali non sono nipoti bensì figlie dirette di quegli anni, apparentemente lontani da un punto di vista temporale ma vicinissimi da quello spirituale e uno degli strumenti che meglio ci permette di rivivere quell’epoca sono proprio le medaglie.
Per loro stessa natura, le medaglie nascono per commemorare e celebrare nel tempo un evento, un personaggio, un’istituzione. Un’epoca così ricca di stravolgimenti e di meteore biografiche come quelle dei personaggi che caratterizzarono la rivoluzione francese prima e l’epopea napoleonica poi, non poteva non costituire un terreno più che fertile per questa nicchia della numismatica.
Non incappiamo però nell’errore di riferirci solo alle classiche medaglie commemorative perché altrettanto preziose e ricche di spunti sono i gettoni di presenza e soprattutto le insegne portative in quanto testimoni della nascita di una nuova società e di nuove istituzioni di cui dovevano essere segno distintivo.
Come non restare affascinati di fronte alle insegne indossate dai giudici dei terribili tribunali rivoluzionari che decisero di così tante vite umane o alle insegne esibite dai commessi che assistevano con continui bicchieri d’acqua i più celebri oratori dell’epoca quali Robespierre e Danton?

Per non parlare poi delle tessere d’ammissione ai club politici come quello dei Giacobini che tanta importanza ebbero nell’evoluzione di quegli anni così turbolenti.

Molto interessanti sono poi i gettoni di presenza delle tantissime istituzioni scientifiche e culturali che sorsero come funghi in tutta Europa così come le medaglie premio frutto dello spirito di emulazione che spingeva a stimolare al continuo miglioramento tutte le fasce della società dai bambini nelle scuole di ogni ordine e grado, agli imprenditori, gli scienziati o i militari.
È questo uno degli ambiti in cui la ricerca può dare i frutti più gustosi ed inaspettati: dalla caccia infatti di informazioni biografiche relative ai nomi riportati in queste medaglie, talvolta capita di scoprire personaggi che ingiustamente la storia sta dimenticando definitivamente e che invece, per meriti di varia natura, meritano il ricordo delle generazioni successive.
Se la Francia in questo specifico ambito fu davvero un terreno fertilissimo vocato all’emulazione (famoso il motto di Napoleone secondo cui ogni soldato aveva il bastone da Maresciallo nel proprio zaino), anche gli altri paesi d’Europa non ne furono immuni. Soprattutto nel Regno Unito, da sempre patria del self made man, la pratica di premiare con oggetti simbolici dotati spesso anche di un specifico valore intrinseco, fu particolarmente marcata; da qui la grande messe di medaglie premio raccolte nel Medagliere Napoleonico.

Ovviamente la parte del leone la fanno però le medaglie commemorative volute dai singoli governi per celebrare le vittorie militari così come la nascita delle loro principali istituzioni politiche o amministrative.

Strumento di propaganda governativa, la produzione di medaglie commemorative in Francia venne affidata da Napoleone, prima ancora di diventare Imperatore, a quello che per un decennio sarà il vero e proprio ministro della cultura e della propaganda imperiale: Dominique Vivant Denon.
Costui, grazie anche ad un consistente bagaglio culturale ed a personali doti artistiche di non poco conto, attivò una efficacissima macchina dagli ingranaggi perfettamente funzionanti con cui, ingaggiando una squadra di artisti specializzati nelle varie branchie dell’arte, poter celebrare il novello Cesare d’Europa.
Con la costituzione del Louvre quale museo del genio umano e con il suo continuo arricchimento con opere d’arte provenienti da tutto il continente, tanto quanto con la riorganizzazione della Zecca delle Medaglie di Parigi (inizialmente situata all’interno dello stesso Louvre), Denon è stato in grado di dare un contributo fondamentale alla nascita e rafforzamento del mito napoleonico.
Profondamente convinto che le medaglie fossero una delle più importanti forme monumentali grazie alla loro migliore capacità di resistere all’effetto distruttivo del passare del tempo, sin dai primi giorni del suo incarico, si impegnò a creare una vera e propria “Histoire Metallique de Napoléon” pensata sin da subito non solo per i suoi contemporanei ma rivolta palesemente a noi appassionati del futuro.
Con il loro marcato neoclassicismo ed il loro costante richiamo di modelli, simboli ed allegorie provenienti dal mondo classico, a distanza di oltre duecento anni, appaiono come opere d’arte non solo dal punto di vista estetico ma anche in quanto chiarissimi narratori della storia di cui sono testimoni.
Questa serie, composta da poco meno di 150 medaglie è dunque una sorta di biografia metallica di Napoleone la cui conoscenza è imprescindibile per tutti coloro sono interessati all’epopea napoleonica anche se non sono specificatamente numismatici.
E nel resto d’Europa cosa succedeva nel contempo? La produzione medaglistica era una peculiarità prettamente francese? Assolutamente no. In tutto il continente, i vari governati, facevano a gara, assoldando non solo artisti locali ma anche rivolgendosi a maestri stranieri, a chi decorasse meglio con questi monumenti tascabili il proprio regno.
Impero asburgico e Prussia in primis, passarono da commemorare il tragico destino dei reali di Francia a raccontare nel metallo non solo eventi felici delle proprie casate come nascite o matrimoni, ma anche a celebrare le loro rare vittorie soprattutto durante i primi anni di conflitto con la Francia rivoluzionaria quando sembrava scontato che con il loro intervento armato i sovrani di Francia, non ancora giunti al loro estremo destinato, sarebbero potuti tornare sul trono.
Un caso a sé è invece costituito dal Regno Unito dove la produzione medaglistica non fu il frutto di una politica propagandistica governativa, ma quello dell’iniziativa imprenditoriale di singoli uomini d’affari interessati a fare business propendo alla grande platea di collezionisti, tutta una serie di oggetti con cui gli appassionati di questa particolare branca della numismatica, potessero appagare la loro passione e contemporaneamente celebrare le fortune militari tanto dell’invincibile flotta britannica quanto dell’esercito che, guidato dal famoso Duca di Ferro, Lord Wellington, riuscì non solo a liberare la penisola iberica dall’occupazione napoleonica ma a giungere alla vittoria finale a Waterloo nel 1815.
La stessa produzione di medaglie, in Inghilterra, non era esclusivo appannaggio della Zecca statale ma anzi ebbe la sua culla all’interno di uno stabilimento privato ovvero la Zecca di Soho a Birmingham. Fondata e guidata da uno dei più grandi geni imprenditoriali dell’epoca: Matthew Boulton e resa straordinariamente produttiva grazie allo sfruttamento industriale delle invenzioni altrettanto geniali del grande James Watt, inventore del motore a vapore, la Zecca di Soho non solo fu in grado di coniare la monetazione impiegata dalla Compagnia delle Indie Orientali nelle colonie britanniche, ma fu in grado anche di impiantare delle vere e proprie zecche in altri paesi come quella costruita esportando i propri macchinari coperti da brevetto internazionale a San Pietroburgo.
Oltre all’enorme messe di token con cui nell’Inghilterra dell’ultimo decennio del settecento, si risolse il problema della carenza di numerario circolante, la zecca di Matthew Boulton impegnò i principali incisori dell’epoca nella realizzazione di un grande numero di medaglie con cui, da una parte soddisfare il mercato dei collezionisti e dall’altra fungere da veri e propri testimonial delle proprie capacità artistiche e soprattutto tecnologiche di cui disponeva unica al mondo.
All’interno dell’opera propagandistica europea rientra poi una categoria di oggetti ancora più particolari, perché in parte palesemente espressione della numismatica ed in parte invece appartenenti all’arte grafica, ovvero le medaglie scatola.
Con questa definizione, si intendono quelle medaglie in cui il dritto ed il rovescio costituiscono la base ed il coperchio di piccoli cofanetti rotondi, al cui interno sono conservate delle serie più o meno numerose di stampe in bianco e nero o spesso acquerellate, con cui vengono celebrate le principali campagne militari, le alleanze fra case regnanti o i conseguenti trattati di pace.

Prodotte principalmente a Norimberga, ebbero delle interessanti versioni nazionali in tutto il vecchio continente, dal Regno Unito alla Spagna, dalla Francia alla Russia.
Raramente esposte tanto nei musei numismatici quanto in quelli storici per la loro natura “ibrida”, la collezione del Medagliere Napoleonico è probabilmente una delle più ricche e complete a livello europeo.

Diversamente da altre collezioni pubbliche facenti parte di musei dedicati all’età napoleonica o alla Francia rivoluzionaria per i quali la raccolta di medaglie costituisce una sezione marginale quasi sempre non visibile, la collezione del Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica, offre un vasto panorama degli eventi politici e sociali che si svolsero nel vecchio continente tra gli esordi della Rivoluzione francese e la morte di Napoleone.
Oltre ad esemplari che celebrano la Rivoluzione francese, le campagne dell’armata napoleonica in Italia, la campagna d’Egitto, l’incoronazione di Napoleone o l’esilio a Sant’Elena, le medaglie di questa raccolta celebrano eventi, personaggi (scienziati, politici, letterati, filosofi, musicisti, alti gradi dell’esercito sia di parte francese che delle forze coalizzate), sovrani, accademie e istituzioni che riflettono il contesto sociale dell’epoca.
Essendo opera di incisori di vari paesi, quando gli esemplari celebrano uno stesso evento, essi testimoniano il messaggio propagandistico che committenti di nazionalità diverse hanno voluto diffondere attraverso le scelte iconografiche impiegate.
Tra i tanti aspetti inediti e di grande interesse che emergono dalla storia che si cela dietro ogni pezzo della collezione, vi è quello che riguarda la vita quotidiana. Ci sono medaglie calendario inglesi, francesi, tedesche, esemplari che celebrano eventi accaduti localmente dei quali essi sono spesso le uniche testimonianze (vedi la medaglia per l’erezione della colonna ai caduti del dipartimento di Chaumont nell’Alta Marne).

Fanno parte della collezione anche gettoni commissionati da istituzioni, società o coniati dalla zecca parigina, come ad esempio quelli, di modulo inferiore ma con la stessa tipologia della medaglia, in occasione dell’incoronazione e del matrimonio di Napoleone e Maria Luisa che vennero gettati al popolo durante il passaggio della carrozza imperiale. Vi sono anche esemplari di gettoni che venivano utilizzati come moneta di piccolo taglio (i gettoni Monneron) che recano su di una faccia il valore ad essi attribuito.
La maggior parte delle medaglie è in bronzo e in argento ma ve ne sono anche di altri metalli (ottone stagno, rame); degne di nota è la serie di medaglie prodotte da Palloy con il piombo recuperato durante la demolizione della Bastiglia. Completano la sezione dei gettoni molti esemplari prodotti dalla ditta Lauer di Norimberga con le effigi dei reali francesi o di Napoleone che venivano utilizzati per i giochi di società.
Particolarmente interessanti sono poi le insegne ovvero i distintivi che il personale dei pubblici uffici indossava durante lo svolgimento delle loro funzioni; l’esame di questi unitamente alle medaglie celebrative consente di conoscere la struttura amministrativa dello Stato. Le medaglie celebrano anche le riforme sociali ed economiche apportate da Napoleone come l’istituzione del Codice Civile, la riforma del sistema ospedaliero o della pubblica istruzione, l’istituzione della banca di Francia o il ristabilimento della Lotteria per rimpinguare le casse dell’Erario.
Numerose le medaglie che celebrano avvenimenti legati a sovrani europei come matrimoni, visite alla zecca delle medaglie a Parigi o la loro salita al trono. A questo proposito è di grande interesse il gruppo di medaglie coniate nelle colonie spagnole del nuovo mondo (Città del Messico, Puno, Vera Cruz) che ricordano la proclamazione al trono di spagna di Ferdinando VII.
Fanno parte della collezione del Museo medagliere dell’Europa Napoleonica alcune medaglie appartenenti alle due serie che Lienard creò nel 1800 e nel 1801 dedicate ai personaggi che ebbero un ruolo importante durante la Rivoluzione francese. Queste medaglie chiamate répousses sono interessanti per la tecnica impiegata per la loro fabbricazione.
Infine sono da segnalare la serie completa entro contenitore originale, di quaranta medaglie fatta coniare dall’imprenditore britannico James Mudie, un set delle quali venne offerto a Giorgio IV nel 1820, e dieci clichés usciti dal bulino di Bertrand Andrieu raccolti in due plateau in velluto posti all’interno del contenitore originale in cuoio rosso a forma di libro, che illustrano la presa della Bastiglia, l’arrivo di Luigi XVI a Parigi, la battaglia di Marengo, il passaggio del Gran San Bernardo, i busti di Giuseppina, di Maria Luisa d’Austria, di Napoleone e il cliché con le teste accollate di Napoleone e Maria Luisa impiegato per la realizzazione dei coni per la medaglia ed i gettoni a ricordo del loro matrimonio.

L’ultima sezione della collezione raccoglie le medaglie coniate dopo la morte di Napoleone a Sant’Elena (in particolare gli esemplari coniati nel 1840 quando le sue spoglie mortali tornarono a Parigi per la definitiva sepoltura) costituendo parte integrante del processo della sua mitizzazione e glorificazione della figura di Napoleone che ancora oggi lo rende uno dei personaggi storici più seguiti ed ammirati.
Appare chiaro dunque il potere altamente evocativo che esprime ciascuna delle oltre milleseicento fra medaglie, gettoni ed insegne portative conservate presso il Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica di Arezzo.